La pineta parlante non ha la forza per emanare l’ultimo respiro.
Il mare, invece, chiede spazio per potersi stiracchiare fin dove vuole senza dover usare le maniere “forti”.
Ogni tanto, d’inverno, io e Gina ci facciamo tentare dalla voglia di camminare sul lungo mare dalla zona Laura fino a foce Sele zigzagando tra spiaggia e pineta a seconda dalla necessità di voler cambiare la prospettiva.
Così è successo domenica 19 gennaio del 2019.
Per prima cosa vale la pena ricordare che, nonostante il mare, la spiaggia e la pineta stessa siano sempre gli stessi ambienti che ci accompagnano per l’intera escursione, non si finisce mai di scorgere il nuovo che l’ambiente produce; nel bene e nel male!
Mettersi in “ascolto” di un mondo che lentamente si trasforma e si adatta alle stagioni, con il cambiare del clima; all’opera dell’uomo, che cerca di fruirne per procurarsi da vivere; alla natura, che fa il suo corso; al passaggio dell’uomo, che lascia tracce nel suo passaggio …
Infatti, la pineta, il mare, la spiaggia sono sempre aperte al dialogo con chi si pone in atteggiamento di ascolto.
La giornata è splendida: piena di luce di un sole che non fa male e che ci accompagnerà per le oltre tre ore che impiegheremo per giungere alla nostra meta, consumare un frugale colazione e ritornare all’automobile parcheggiata presso il luminoso Hotel Cerere che si prepara al meglio ad accogliere gli ospiti del 2020.
Il mare ruggisce senza sosta rivoltandosi su se stesso e frangendosi sulla piatta riva dove “spiaggia” con un andamento regolare.
A Nord Ovest si staglia la “divina Costiera” che chiude con punta Campanella l’ampio semicerchio che delinea il golfo di Salerno a partire da Sapri. Capri, con i suoi Faraglioni, suggella il quadro perfetto incastonato in una cornice che madre natura ha voluto posizionare proprio qui dove noi siamo stati destinati a vivere!
I piedi fanno fatica a trascinarsi in avanti sulla sabbia che subisce l’influenza del mare che rilascia un vapore che va a posarsi sulle chiome rinverdite dei pini che piegano il capo verso i monti Soprano e Sottano. Gli stabilimenti balneari sono barricati dietro a steccati di fortuna eretti nel tentativo di conservare per sé qualcosa che è incedibile al genere umano: lo spazio vitale del mare!
Entrando nella pineta, dopo aver superato la poca macchia mediterranea che stazione ai suoi margini, subito si sente il “grido” di dolore del corpaccione cresciuto al limite della sostenibilità avendo superato il limite consentito dei 60 anni previsto al momento dell’impianto. Ed è solo grazie al fatto che il gigante che messo a difesa tra mare e terra si sostiene confidando nella vitalità dei fratelli gemelli cresciuti l’uno di fianco all’altro che ancora resiste alla forza di attrazione della terra. Infatti, sul confine tra esso e mare non si contano i tronchi trascinati a terra che hanno fatto spazio alla spiaggia che si immediatamente impadronita dello spazio che le fu sottratto al omento dell’impianto a metà del secolo scorso. Anche all’interno del corpaccione ormai si cominciano a vedere pini sradicati, altri spezzati, alcuni piegati e quelli poggiati sulle “spalle” dei vicini. Sembra un mondo stanco di vita che persiste al suo destino con la speranza di un miracolo che nessuno può compiere ed essi stessi ne sono consapevoli: si tratta di reggere ancora un po’ per poi gridare al disastro annunciato quando tutto collasserà definitivamente.
All’interno non si contano i segni della presenza dell’uomo che lascia le peggiori tracce di sé facendo a gara con tutto l’armamentario di rifiuti che il mare riesce a spingere verso terra provenienti da chi sa dove!
Ritornando sul bagnasciugae avvicinandosi alla foce del fiume Sele si intensificano i segni che le piogge alluvionali hanno lasciato per trascinamento lungo il fiume che ha rigurgitato di tutto nel mare che ha ricacciato tutto ai due lati della foce.
La parte del leone la fanno gli alberi sfrontati dei rami e spiaggiati sull’arenile. Sono colossi abbattuti e ripuliti dalla forza delle acque che ora giacciono inermi soffocati in parte dalla sabbia. Sono in attesa che ditte specializzate li rendano trasportabili sezionandoli con potenti motoseghe. Non si potrà sperare che accada lo stesso per l’immensa quantità di rifiuti di ogni tipo che punteggiano la spiaggia: solo l’ente pubblico potrà fare pulizia prima raccogliendo, poi separando e infine smaltendo in tempo utile la spazzatura prima che la marea o il vento la rigettino a mare.
Cosa, invece, impossibile dove costruzioni e campeggi hanno occupato lo spazio vitale del mare costruendo letteralmente sulla sabbia. In alcuni casi il mare ha già, di fatto, compiuta parzialmente l’opera di demolizione in altri ha costretto l’uomo ad erigere barricate di enormi sassi e scavare trincee a difesa di malridotte roulotte ricoperte di teloni riciclati da fiere o altri posti di cui portano le stimmate.
Cancelli, divelti dal mare, e barriere, che ostruiscono il passo a chi vuole camminare sul bagnasciuga, costringono a pericolose arrampicate chi vuole avanzare verso la meta della foce del fiume.
Vi arriviamo, in ogni caso, e consumiamo il nostro panino portato al sacco gustandoci la vista della forza del fiume che penetra il mare e le contromisure che il mare prende per risalire la corrente della foce fin che può. Lo spiazzo dove ci sediamo a goderci lo spettacolo rimbomba ad ogni “schiaffone” che le onde ne investono la “murata”.
La mezz’ora che ci concediamo di riposo prima di prendere la via del ritorno e ripercorrere i circa 6 Km che ci separano dal punto di partenza ci consente anche di dare uno sguardo sull’altra sponda del Sele, il fiume che in tempi remoti segnava il confine tra il mondo Greco e quello Etrusco. I due popoli vivevano in pace e gli scambi commerciali e culturali erano all’ordine del giorno.
Ritornando sui nostri passi, non è strano sorprenderci a rivedere e rivivere il tutto da un’altra angolazione a cominciare dal fatto che lo sfondo è cambiato: la Costa Cilentana si staglia selvaggia e “triste” come la vedevano i tanti viaggiatori del Gran Tour che si fermavano a Paestum senza avere il coraggio o trovare un buon motivo per andare oltre.
Sappiamo che il sindaco Franco Alfieri ha appena fatto un sopralluogo con i tecnici per “riformare” e dare un voto umano al litorale pestano. Speriamo che l’occasione sia propizia oltre che per renderlo più attraente per turisti e bagnanti, sia anche il momento buono per programmare interventi tesi a salvare il salvabile della pineta e a ripristinare il diritto del mare di potersi allungare sulla spiaggia senza dover usare le maniere “forti”.