23 Giugno 2024 – XII Domenica del Tempo Ordinario – La quiete dopo la tempesta.
Come spesso accade quando scrivo la mia breve riflessione i ricordi scolastici ritornano alla mente. Storia dell’Arte non era la materia che preferivo al liceo ma la studiavo con impegno. Mi piaceva comunque ascoltare la spiegazione della mia insegnante che, partendo dalla presentazione di un dipinto o di una scultura, ci portava a scoprire ciò che gli autori avevano voluto esprimere, i sentimenti che a noi riuscivano a trasmettere.
In una lezione su Delacroix, esaminammo “La tempesta sedata”. Nel dipinto risaltavano sfumature di luce, contrasti di colori. Fui colpita dagli sguardi dei personaggi raffigurati. il pittore aveva rappresentato la forza della natura in contrasto con la fragilità umana, il sonno tranquillo di Cristo rispetto all’agitazione e alla paura dei discepoli.
La tempesta sedata è proprio l’episodio del passo del Vangelo che oggi leggiamo durante la Santa Messa. Il titolo che ho scelto per la mia riflessione è invece la famosa poesia di Giacomo Leopardi, studiata da tanti di noi.
Gesù e gli apostoli sono su una barca. Devono raggiungere l’altra riva. Dopo una giornata di intenso lavoro, la stanchezza prende Gesù che si addormenta.
Sopraggiunge una tempesta. I discepoli sono in difficoltà, hanno paura e devono svegliare Gesù che, rivolgendosi al mare con le parole: “Taci, calmati” placa la tempesta. Il vento, il fragore delle onde, tutto sparisce lasciando nello stupore i discepoli stessi. Appena è stato invocato, Gesù li ha salvati. “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?” sono le sue parole.
Il breve ma intenso racconto di Marco ci propone diversi spunti di riflessione.
La traversata del mare di Galilea indica la traversata della vita durante la quale si possono scatenare grandi e improvvise tempeste. L’oscurità della notte, il vento, le onde sono tutti simboli che esprimono i pericoli che si abbattono sulla vita di noi uomini e sulla vita della Chiesa; i discepoli che lottano contro le onde simboleggiano le prove di fede che noi credenti incontriamo.
Quando tutto si oscura, quando la barca comincia a fare acqua, quando l’onda sembra travolgerci e sembra che Gesù sia assente, la barca stessa rappresenta la salvezza. Sulla barca, anche se dorme, c’è infatti Gesù!
Il messaggio che ricaviamo dal passo è avere fiducia in Gesù, averLo con noi, contare su di Lui. E non dobbiamo aver paura di svegliarLo, di chiedere il suo aiuto. La mancanza di fede degli apostoli non sta nel fatto che non hanno creduto nella potenza di Gesù, quanto nel fatto che hanno dubitato del suo amore. Hanno messo in dubbio che a Lui importasse della loro incolumità.

Quante tempeste nella nostra vita. Non solo quelle meteorologiche ma anche quelle che ci sconvolgono l’esistenza o che, invece, le ridanno vigore, portando una ventata di freschezza in una vita vuota e senza interessi e stimoli. Molte ci fanno paura perché arrivano senza preavviso, non si attenua la loro violenza e non possiamo porvi rimedio.
Nella barca che rischia di affondare ci possiamo trovare tutti. Fragili e disorientati, bisognosi di confortarci a vicenda. Solo in questi casi allora bussiamo alla porta del Signore. Non ti importa che siamo perduti? Sembra che Lui tace. Vuole forse la nostra sofferenza? Certamente no, vuole però che ci fidiamo veramente di Lui, che Lo mettiamo al centro della nostra vita! “Non avete ancora fede?” esortandoci tra l’altro a remare tutti insieme. Come Gli rispondiamo?
Santa domenica in famiglia.